Martino scese di corsa le scale, con il cuore che batteva all’impazzata. Attraversò il corridoio fino alla cucina, sperando di trovare suo padre finalmente tornato dalla guerra. Ma quando varcò la soglia, il suo sguardo si fece cupo e gli occhi gli si riempirono di lacrime. Il papà non era ancora lì.
Aveva pregato così tanto per rivederlo, ma con il passare dei giorni la speranza si affievoliva. I mesi trascorsero senza lettere, la guerra continuava e le bombe esplodevano ogni giorno nei paesi coinvolti. Martino viveva con la madre, che lavorava dall’alba al tramonto in una fabbrica di pellami per mantenere la famiglia, e con i suoi fratelli: Anna, la maggiore, proprietaria di un negozio di stoffe a Roma, e Pietro, il più piccolo, di soli quattro anni, che amava giocare con le macchinine.
Martino aveva dieci anni ed era profondamente legato a suo padre. Ogni mattina si recava a scuola con lo zaino sulle spalle e gli occhi lucidi, come se avesse pianto. Gli mancava il suo eroe, il suo superpapà. Si chiedeva ogni giorno quando quella guerra devastante sarebbe finita. Troppe vite erano state spezzate: civili, soldati… persino bambini.
Si avvicinava il Natale. Martino, pur senza molte speranze, espresse un desiderio: rivedere il papà. Non si aspettava che quel desiderio potesse avverarsi. La notte di Natale, la magia sembrò farsi strada nella sua vita. Improvvisamente, cominciò a nevicare. I fiocchi scendevano silenziosi, coprendo le strade con un manto bianco. Due colpi alla porta ruppero il silenzio. Martino balzò dalla sedia e corse ad aprire.
Lì, sulla soglia, c’era suo padre. Con un sorriso sul volto e le braccia tese, pronto ad abbracciarlo.
Fu un vero miracolo di Natale. La guerra era cessata, i potenti avevano deposto le armi per avviare le trattative di pace. Da quel momento in poi, Martino credette nel Natale: la festa più bella, più speciale, capace di riportare a casa chi si ama.

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