Referendum e astensionismo

 Negli ultimi giorni si è discusso molto dell'astensionismo legato al referendum, con alcuni che affermano che molti italiani non ne fossero a conoscenza. Ma come si può credere a una tale affermazione, quando nelle settimane precedenti l’appuntamento elettorale il tema è stato al centro del dibattito pubblico? Sui social, in televisione, alla radio, persino nei bar, il referendum è stato oggetto di discussione continua, segno che l’informazione è circolata ampiamente.  


Ciò che emerge, piuttosto, è una profonda sfiducia verso lo strumento referendario, alimentata da quesiti giudicati poco chiari e dalla percezione che, indipendentemente dall’esito del voto, le decisioni politiche non cambieranno in modo sostanziale.  


Si è anche parlato molto di astensionismo, quasi fosse un evento straordinario, ma i dati dicono il contrario. L’affluenza si è fermata al 30,5%, ben lontana dal quorum richiesto del 50%+1, confermando una tendenza ormai consolidata.  


Un altro elemento di dibattito riguarda le contraddizioni politiche: alcuni dei quesiti referendari proponevano di abrogare leggi introdotte proprio da quelle forze politiche che ora chiedevano di cancellarle. Un dettaglio che ha contribuito alla confusione tra gli elettori, spingendo molti a non votare per evitare conseguenze impreviste, piuttosto che per disinteresse.  


C’è poi il nodo della disinformazione e delle semplificazioni: si è diffusa l’idea che chi non ha votato non voglia tutelare i diritti dei lavoratori, ma la realtà è più complessa. Le leggi attuali, seppur controverse, garantiscono comunque alcune forme di tutela, e il quesito sulla riforma del Jobs Act, ad esempio, non chiariva quali sarebbero state le conseguenze concrete dell’abrogazione, lasciando molti elettori nell’incertezza.  


Infine, va considerato un altro aspetto: l’astensione, in Italia, può essere una scelta politica consapevole. Alcuni elettori hanno deciso di non partecipare per non legittimare il referendum, mentre altri hanno semplicemente preferito ignorarlo, ritenendolo irrilevante o poco incisivo per il futuro del Paese.  


Di fronte a questi dati e considerazioni, appare chiaro che l’astensionismo non può essere ridotto a una mera questione di ignoranza o disinteresse: è piuttosto il sintomo di una crisi di fiducia nel sistema referendario, nella chiarezza delle proposte e nella capacità della politica di offrire soluzioni concrete.

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